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Chiesa di Ognissanti di Valenzano

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In aperta campagna a circa 2 chilometri da Valenzano in direzione nord-est, sulla strada Bari-Valenzano, a 86 mt. Sul livello del mare sorge la Chiesa di Ognissanti in località Cuti, unica superstite del rinomato monastero che nel periodo medioevale tanto lustro ha conferito al territorio valenzanese. Sulla base di quanto afferma il geografo Stradone, per un tratto la via Appia proveniente da Norba (Conversano) procedeva per Azezio (Rutigliano-Noicattaro) e, percorrendo la via vecchia Ceglie-Capurso passava davanti al monastero annesso alla suddetta chiesa.

Il toponimo originario di Cuti deriverebbe, secondo alcuni, dalle voci del basso latino cutis, cutissa, cutizza, indicanti una sorta di terreno ghiaioso, anche se coltivabile. Un documento del 5 Aprile 1155 riporta la seguente frase: Ubi extat lapis magnus supra cutizzam; secondo il Nitti doveva ritenersi un pezzo di terreno (la cutizza) inadatto alla coltivazione perché sassoso e quindi lasciato incolto per fungere da aia. Presumibilmente costruito ove in epoca pagana sorgeva un pantheon dedicato a tutti i numi, in epoca tardoantica (V-VI sec.) vi fu edificata una struttura riconducibile ad una chiesa, che da recenti scavi effettuati sotto la pavimentazione medievale, risulta essere di impianto basilicale, con due navate e due absidi, una a sinistra e l’altra centrale rispetto all’ingresso principale dell’attuale chiesa. La presenza di questo edificio di culto tardoantico, denota la presenza sul territorio di Valenzano di antichissime presenze cristiane.

A lungo oggetto di dibattito fra studiosi, la fondazione del monastero di Ognissanti di Cuti è attestata da una bolla conservata nell’archivio della Basilica di San Nicola, con cui Ursone, arcivescovo di Bari e di Canosa (1079-1089) concede ad Eustazio, abate di Ognissanti la libertas di gestire i beni ed il clero della Chiesa (1082) La chiesa ha forma basilicale a tre navate, senza transetto. La pianta è un rettangolo di m. 20 di lunghezza per 13,50 di larghezza, con tre absidi semicircolari, rilevate esternamente, e corrispondenti alle tre navate interne. La navata centrale, doppia delle laterali, è divisa da queste ultime da quattro pilastri cruciformi, sui quali s’impostano le arcate principali, in senso longitudinale e trasversale, formando tre quadrati uguali, basi delle tre cupolette. Queste si elevano superiormente alle cime degli archivolti, con raccordi a pennacchi negli angoli. Le navate laterali, coperte a volte a mezzo botte, sino all’altezza della base delle calotte, sono divise da ciascun lato con archivolti trasversali, chiusi superiormente da muri, che giungono fin sotto il vertice delle volte. Si ha così un sistema perfettamente statico, funzionando la volte laterali da contrafforti ai pilastri che sostengono le tre cupole centrali. La facciata principale ha tre porte arcuate, di cui la centrale più grande, decorata con fascia modenata e corona di rosario.

Mancano, come si è detto, una parte del portico, nel lato sinistro di chi guardala facciata, e l’arco superiore alla porta centrale, in cui tuttavia rimane un ocolo o finestrino rotondo, con cornice sagomata. Le facciate laterali sono lisce e senza decorazione, tranne alcune finestrine ad arco, e la porta secondaria nel fronte di mezzogiorno. Affatto nude sono le pareti interne e le volte della chiesa; l’imbianco di calce, spalmato da per tutto, maschera la bella struttura di pietra calcarea in conci ed a filari regolari. L’unico altare di pietra, in fondo alla navata principale, non ha nulla di caratteristico.

I capitelli dei pilastri, nell’interno, come quelli del portichetto, hanno sagome molto semplici e sono formati da un abaco di gola rovesciata e di listelli: l’abaco intagliato a denti di sega. Predomina la forma circolare a falce negli archivolti delle navate e dei vani: i capitelli sono tagliati a squadro nelle rivolte delle lesene. Siamo, come si vede, alle forme più semplici di modanature e di decorazione di stile pugliese.

Se si osservano, intanto, la struttura perfetta della muratura in pietra da taglio calcarea, il magistero degli archivolti a falce predominanti nel fabbricato ed i robusti rinfianchi delle cupole, estradossate in piano, si comprende il pregio della chiesa di Ognissanti, che per la sua solidità, dopo tanti secoli, ha potuto pervenire sino a noi quasi integra. La stessa parte mancante del portico non è certo caduta per difetto di costruzione, ma ha dovuto essere demolita a forza, poiché il vestibolo esistente ancora, con i suoi robusti pilastri, con i suoi archi e contro archi, è un vero modello di solida costruzione in pietra da taglio.

Ultimo aggiornamento ( Sabato 01 Novembre 2008 22:47 )  
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