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Castello Ducale di Limatola

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Posto all'estremità della provincia di Benevento a 49 Km dal capoluogo e a soli 15 Km da Caserta, il comune di Limatola è composto anche da due frazioni: Biancano a ovest e Ave gratia plena a sud-est. Il centro abitato è coricato sulle rive del Volturno, condizione questa da cui trae spunto il suo stesso nome; infatti il fiume quando si ritraeva lasciava uno strato di limo che contraddistingue ancora oggi la particolare fertilità di quella terra. Lo sviluppo urbanistico di Limatola ha subito una svolta in tempi piuttosto recenti, scendendo dalla sua originaria e secolare sede posta sull'altura calcarea ove sorge tuttora il castello ducale e il borgo antico.

Il castello si erge su una orginaria postazione d'avvistamento d'epoca longobarda (X secolo), cui probabilmente era antecedente una postazione sannitica e romana; ma la prima e vera fortficazione di tipo castellare risale al periodo normanno. Data la sua posizione strategica di punto di avvistamento e di baluardo, il sito che ospiterà il castello di Limatola, fin dal periodo altomedievale costituirà luogo di rifugio per la popolazione, greggi e come deposito di derrate, dalle scorribande di gruppi sbandati di mercenari saraceni (IX secolo) che infestavano queste zone. Le difese costituitesi in tempi così remoti, non dovevano essere più che una serie di terrapieni, trincee e palizzate lignee, di cui si suppone un esistenza senza però averne prove tangibili, data la sovrapposizione di strati più recenti costituiti da strutture più consistenti che non permettono ulteriori rilevamenti.

All'epoca longobarda però risalgono le prime testimonianze sul toponimo di Limatola, in questo caso denominato "castrum", quindi e ipotizzabile che a cavallo del secondo milennio, ivi sorgesse un insediamento di tipo militare, cardine insieme a Caiazzo (anch'essa citata) di un sistema difensivo e di guardia sul territorio che in quella zona si costituiva a corridoio di facile percorrenza per chiunque proveniente da Benevento avesse voluto raggiungere Capua. La coeva situazione politica; che vedeva l'antica città campana costituirsi in principato sempre più riottosa nei confronti di Benevento, capitale dell'antico ducato ma ormai decaduta da quella condizione di unico centro di potere longobardo; richiedeva una vigilanza extra su di un percorso così facilmente percorribile soprattutto da un esercito in assetto da guerra.

La sempre maggiore autonomia che la contea di Caserta si ritagliava all'interno del principato capuano, richiese un netto consolidamento delle proprie frontiere, nel nostro caso, quegli interventi interessarono anche il "castrum" limatolese, che in qualità di perno a Nord, fu oggetto di consolidamenti a scopi difensivi. Ma la presenza di un vero e proprio castello in questo periodo (XI secolo) non è del tutto certa; neanche la bolla di Senne (1113) che delimita la diocesi di Caserta, può assicurare la presenza di un castello assimilabile a quel toponimo che accompagna la denominazione della chiesa "S.Nicolai intra castellum". Costruita con caratteristiche dello stile cassinese, con un unica navata e capriate lignee, la pieve di S.Nicola è posta nelle vicinanze delle mura difensive d'epoca longobarda, modificando quasi la vecchia torre in campanile.

La presenza di un luogo di culto all'interno del castrum, era di forte valenza politica; così il signore, non più gastaldo nell'accezione longobarda ma conte di stampo franco-normanno, affermava il suo potere, suggellato anche dalla chiesa, sulla sicurezza e sulla vita dei suoi sottoposti, in cambio del quale essi donavano prestargli servizio e pagare dazi. Unico superstite dell'aspetto originario della chiesa e il portale, splendido esempio di romanico campano; esso rappresenta anche l'unica testimonianza circa la corrispondenza con impianto planimetrico della struttura alto-medievale.

Caduto l'ultimo dominio indipendente del meridione, la contea capuana-aversana della famiglia Drengot, il dominio degli Altavilla era ormai indiscusso nel regno. E' proprio questa la congiunzione favorevole di cui si avvalsero i Sanseverino di Lauro, grazie a Roberto, allora conte di Caserta e in strettissime relazioni con la famiglia regnante, che data la sua influenza a corte riusci a saldare fortemente il proprio dominio e a fortificare le frontiere della sua contea. Siamo all'incirca nel 1160 è da questo momento che è possibile affermare che quell'originario castrum sia effettivamente divenuto un castello nell'accezione moderna del termine; grazie ai lavori voluti dai Sanseverino di Lauro. Ipotizzando ciò, il castello di Limatola si sarebbe configurato come un imponente parallelepipedo, con una sporgenza all'estremità verso il Volturno (la preesistente torre longobarda) e un'altra verso i Tifatini, ottenuta inglobando la chiesa di S. Nicola.

D'altra parte l'incomparabile bellezza e la stupefacente qualità tecnologica delle tre splendide pareti superstiti intatte dei prospetti (conci di tufo perfettamente squadrati posti in opera con assoluta precisione) fanno supporre una datazione coerente a quella ipotizzata: solo grandi e potenti feudatari, quali i Sanseverino, potevano affrontare lavori di tale imponenza, impegnando maestranze qualitativamente e quantitativamente notevoli. Riguardo alla datazione della cortina esterna, essa è generalmente attribuita ad un periodo che va dal 1160 al 1170, in linea con edifici laici o religiosi della Campania e in particolare con cattedrali come quella di Aversa o Casertavecchia, appartenenti alla sua stessa contea; la conferma dell'attribuzione all'epoca normanna dei paramenti esterni farebbe del castello di Limatola un unicum tipologico, almeno in Campania, di edificio normanno militare ben conservato.

Il castello viene citato in seguito nell'atto emanato a Melfi il 27 Settembre 1277 da Carlo I d'Angiò, con cui il sovrano dichiarava di stanziare sostenziosi fondi al fine di ammodernare e fortificare il castello di cui ne era usufruttuaria una sua "cugina" Margherita de Tucziaco. I lavori del 1277 durarono un anno: ciò induce a pensare che intervennero a modificare ben poco dell'impianto originario. L'importanza e la particolare cura realizzativa degli ambienti voltati ad ogiva al piano terreno, replicati con uguale volumetria nel piano superiore del castello, suggeriscono l'identificazione con quelli relativi al restauro angioino, previsti col duplice scopo di ammodernare al nuovo gusto gotico le strutture esistenti (almeno una parte di esse) e di rafforzare alcuni elementi strutturali (come i solai, precedentemente realizzati con materiali poveri e con legno).

Successivi interventi di ammpodernamento della struttura, risalgono al 1420 quando i nuovi signori di Limatola i Della Ratta, conti di Caserta e originari della Catalogna; a questo periodo risale la cinta più esterna collegata anche a quella del borgo, ciò denota un'utilizzo ancora prettamente militare della struttura. A questo periodo risalgono gli ambienti terranei di servizio, costruiti all'estremità del mastio normanno-angioino, e, sul lato opposto, in corrispondenza dell'attuale portale della corte alta, un rivellino, con fossato e ponte levatoio, insistenti su preesistenti opere normanne. Al periodo del rinascimento meridionale, precisamente alla fine del 1400, cui sono da riferirsi le sopraelevazioni in corrispondenza dell'accesso al mastio (configurate come un vero e proprio palazzetto residenziale, con scala e loggia indipendenti) e il prolungamento, per un solo alzato, delle ali ortogonali all'insediamento normanno, fino a ricavare una corte aperta.

Con l'inizio della loro dominazione, i Gambacorta, nella veste di Franceso e di sua moglie Caterina Della Ratta, avviarono una rivisitazione in chiave rinascimentale di molti particolari architettonici, delle strutture difensive della prima cinta, che recinge la spianata del castello, la realizzazione, con un solo alzato sul lato nord, della corte alta, definitivamente chiusa con la quarta parete, priva di ambienti, nonché la ridefinizione della planimetria della cappella, delle decorazioni (in tracce sulla scala) e delle bucature del piano nobile del castello, ormai trasformato definitivamente in palazzo residenziale. Più oltre, nel corso del '500 si ammodernarono le strutture difensive della cinta esterna realizzando due veri e propri bastioni (a est, verso il fiume, e a ovest adiacente e fiancheggiante l'ingresso).

L'aspetto attuale dell'appartamento ducale e da far risalire alla prima metà del 1700 ed alla signoria dei Mastellone (1734), con la trasformazione in due navate della cappella e l'erezione della foresteria in un bastione rinascimentale. Tesi plausibile è quella che vede i Lottieri d'Aquino, insediatisi nel 1745 come veri promotori degli interventi sopra citati. Altra testimonianza da non sottovalutare è la presenza, all'estremità inferiore della scalea di accesso al palazzo ducale, di un fregio decorativo attestante una data, 1696.

Probabilmente essa indica la conclusione di lavori di ripristino statico resisi necessari in conseguenza dei danni subiti dal castello, riportati dal Giustiniani, per il terremoto del 1688 (che distrusse Cerreto, Guardia e altri centri). Gli interventi ottocenteschi comportarono solo ritocchi e superfetazioni scadenti.

Onofrio Di Lorenzo

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 04 Agosto 2008 16:36 )  

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